SPECIALE 8 MARZO/Il coraggio della contessa Emma Sinibaldi, nobile per nascita, partigiana per indole
Non si hanno molte notizie di Emma Sinibaldi, contessa di Osimo.
Rimangono brevi frammenti di una parte di vita vissuta nella coerenza con le sue più profonde convinzioni.
OSIMO – Emma, nome antico, nome nobile. Emma è scesa tra la gente e l’ha aiutata, quando aiutare poteva costare molto caro.
La sua famiglia ha preso le distanze in qualche modo rinnegandola.
La contessa Emma Sinibaldi ha aiutato i partigiani pagandone un prezzo.
Oggi rimangono poche ma significative tracce della sua vita a Osimo, ignoriamo la data della nascita di Emma Sinibaldi, contessa per lignaggio. Sappiamo però che ha giocato un ruolo molto importante in quegli ultimi concitati anni della seconda guerra mondiale, quando a dispetto di tutti scelse di stare dalla parte dei partigiani.
Una scelta affatto scontata, date le nobiliari origini e che le costò l’arresto, il carcere e l’allontanamento dalla prestigiosa famiglia.
Di lei oggi ci rimangono fisicamente alcune pagine, simbolicamente la figura di una donna che con coraggio straordinaria ha fatto una scelta, la meno conoda nella sua posizione.
Ci limitiamo a riportare qui sotto le righe di quei giorni così complessi, nella speranza di muovere emozioni specie tra le donne.
Sinibaldi Emma vedova Magnoni fu Giuseppe di anni 64 nata e residente in Osimo.
Il 5 marzo del 1944 venni arrestata da due militi della Guardia Nazionale Repubblicana dei quali non conosco i nomi ma uno dei quali ho saputo poi dalla mia donna di servizio che era un nipote di certo Giorgetti Vincenzo. Condotta nella sede del fascio venni tradotta alle carceri giudiziarie di Osimo e da lì dopo qualche giorno a Jesi dove fui interrogata al comando della guardia nazionale repubblicana e mi venne contestata l’ accusa di aver sovvenzionato i ribelli, accusa del tutto falsa. Da Jesi fui poi condotta alle carceri di Pesaro dove venni posta in libertà il giorno 22 di aprile. Seppi che ero stata deferita al tribunale di guerra di Macerata che mi aveva concesso la libertà provvisoria. Né all’ atto del mio arresto né successivamente mi venne esibito alcun mandato ed ordine di arresto da parte dellautorità giudiziaria. Non ho subito maltrattamenti alla persona, però debbo lamentare del trattamento subito nelle carceri di Pesaro dove non mi si vuole concedere una camera fuori dal carcere
a pagamento né si volle consentire di farmi acquistare damangiare. Non ho riconosciuto alcuno. Nè so a dire il nominativo di alcuni dei militi o degli ufficiali della Guardia Nazionale Repubblica Italiana che ho visto prestare servizio durante la mia odissea. A Jesi vidi però che prestava servizio della Guardia Nazionale Repubblicana
certo Fulgenzi di Filottrano il quale era stato nella caserma ove eravamo rinchiusi. Le accuse contro di me vennero imbastite in seguito a delazione di certo Cruciani Patrizio che venne in precedenza a casa mia e si fece dare del denaro per beneficenza dicendo
che serviva alla moglie, invece ero stata poi accusata di aver dato del denaro ai Ribelli.
Questa è la testimonianza di un partigiano di Loreto:
Per ultimo lo sconosciuto, interessandosi dall’ andamento dei patrioti chiese al Muratori quanti giovani erano ancora disposti a darsi alla montagna e alla risposta affermativa del Muratori si fece da questi sottoscrivere una ricevuta di lire 9000 dicendo che tale somma l’avrebbe ottenuta dalla contessa Magnoni di Osimo, somma che doveva essere ripartita in ragione di lire 250 ciascuno da distribuire ai giovani che si sarebbero dati alla montagna.
Mezzelani Vittorio fu Pietro di anni 62 nato residente ad Osimo.
dopo l’arresto della Contessa Sinibaldi vedova Magnoni della quale sono l’uomo di fiducia ebbe a subire due perquisizioni domiciliari da parte dei militi della guardia nazionale
repubblicana e poi il giorno 7 del mese di marzo fu coinvolto nella sede del fascio dove certo Cruciani Patrizio mi contestò l’addebito non rispondendo a verità di avere distribuito del denaro per i partigiani.
Dal Diario di Guerra di don Carlo Grillantini
5/3/1944 Arrestati la C.Emma Sinibaldi ved. Magnoni, l’Avv. Vincenzo Acqua; l’Avv. G.Canapa;il negoziante Giacomo Adorni; il rivenditore di giornali I. Barulli; la sorella dell’operaio Luna scappato già; un giovane dell’Università Cattolica di Milano; il fratello e
padre relativi e qualche altro: tutti, da parte di agenti venuti espressamente. Imputazione?
Forse favoreggiamento ai fuggiaschi.
7/3/1944 Altri arresti: Vittorio Mezzelani, l’uomo di fiducia della C.ssa Emma Magnoni Sinibaldi, e il giovinetto Nando Canapa, addetto presso Barulli come fattorino.
Sinibaldi Emma 2
L’anno 1945 a questo di 14 del mese di maggio nella pretura di Osimo si presenta Sinibaldi Emma. A domanda risponde:
Non rammento il nome di quel tale Fulgenzi che prestava servizio nella caserma della guardia nazionale repubblicana di Jesi dove mi
trovavo detenuta. Posso solo dire che si trattava di un ufficiale, mi sembra tenente, era molto giovane, sui venticinque anni circa, di statura media, bruno dai lineamenti marcati di corporatura normale per un giovane della sua età; seppi che era di Filottrano ,e d anzi mi fu
detto che a Filottrano era molto conosciuto.
Confermato e firmato aggiungendo che tale Fulgenzi però non mi rivolse neppure la parola e non ebbe con me alcun approccio.
Sinibaldi Emma
Sono frammenti dai quali emerge un momento della storia osimana difficile esattamente in linea con quanto accadeva nel resto d’Italia. Parole da cui emerge la figura di Emma e la sua grandezza.
Ringrazio Matteo Biscarini per la sua generosità nell’aver condiviso con me questa straordinaria storia e per avermi inviato il materiale indispensabile a pubblicare l’articolo.