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Cna Area Vasta Ancona: ammortizzatori sociali per le imprese e sospensione per almeno 1 anno dei mutui

La CNA di Area Vasta di Ancona, attraverso le sue presidenze, ha elaborato una serie di proposte per cambiare il “Cura Italia”: ammortizzatori dedicati agli imprenditori e più tempo per pagare i mutui.

ANCONA – A breve il parlamento dovrà approvare il “Cura Italia”, il decreto del governo che ha tentato di fornire le prime risposte alla grave crisi economica che ha colpito il nostro paese dopo l’epidemia Covid – 19. Prime risposte che secondo le due presidenze della CNA di area vasta di Ancona (Zona Sud e Ancona città) non sono ancora sufficienti e vanno decisamente potenziate. Dagli imprenditori sono emerse le seguenti modifiche al decreto del governo:

  1.  
  1. estendere il credito di imposta pari al 60% degli affitti dei locali ad uso commerciale C1 anche ai locali C3 – D8 per permettere anche a quelle attività artigianali chiuse (es. pizzerie al taglio, gastronomie, rosticcerie, etc.) di usufruire degli stessi diritti delle attività commerciali di ristorazione. Una richiesta proveniente da tutte le associazioni di categoria che hanno messo in luce una profonda ingiustizia;
  2. Un aumento dell’importo del contributo di 600 euro destinato alle partite Iva ma soprattutto avere tempi certi e brevi sulla sua erogazione (articoli 27 e 28);
  3. potenziare i fondi del “reddito di ultima istanza” oggi fermi a 300 milioni (art. 44). Facendo un piccolo calcolo potremmo ipotizzare che tale formula potrebbe essere indirizzata a poco più di 80.000 tra imprenditori e dipendenti per un importo di 600 euro per sei mesi. Occorrono più fondi in particolare per aumentare la possibile platea di imprenditori ed escludere magari i dipendenti a cui potrebbe invece essere destinate altre misure specifiche come la CIG in deroga (6 mesi) o i contratti di solidarietà e sul fronte della perdita di lavoro potenziare eventualmente la Naspi. Serve infatti la costruzione rapida di una rete di ammortizzatori sociali in particolare per la micro impresa, la più esposta a questa crisi;
  4. inserire incentivi destinati alla digitalizzazione delle imprese, visto che questa crisi sta spingendo le imprese verso l’informatizzazione. Incentivi per esempio per potenziare la rete (fibra);
  5. Prevedere non solo credito ma anche tempo: occorre prevedere, per la sospensione dei prestiti alle imprese, che per adesso è fissata fino a settembre (art. 56), un 6 mesi + 6 mesi permettendo quindi la possibilità di ottenere ulteriori 6 mesi di sospensione di quota capitale ed quota interessi dopo il 30 settembre. Il finanziamento quindi dovrebbe essere allungato di un anno, senza costi e senza soprattutto cambiare l’importo delle rate di ammortamento (in pratica un vero e proprio congelamento del mutuo che permettesse di slittare il prestito di un anno senza far produrre conseguenze o cambiare l’importo delle rate);
  6. l’art. 49 del Cura Italia prevede fondi di garanzia a copertura di prestiti per piccoli importi. Chiediamo di aumentare il fondo e soprattutto di aumentare l’importo di questa “piccola liquidità” da “fino a 3.000” a “da 3.000 a 10.000” per permettere di avere un po’ più di disponibilità finanziarie a disposizione delle micro e piccole imprese. Chiediamo anche che vi sia un tasso di interesse “politico” per non permettere speculazioni, un’operazione possibile visto che la garanzia copre quasi tutto l’importo erogato.

“I danni alla nostra economia sono oggi incalcolabili – Dichiarano congiuntamente Loredana Giacomini (presidente della CNA di Ancona), Marco Tiranti (presidente della CNA di Zona Sud) e Andrea Cantori (segretario di area) – Ci occorre quindi da subito, fin da questo primo provvedimento un cambio di direzione: gli interventi statali devono e dovranno essere più incisivi. Sicuramente il Cura Italia è un primo passo, ma ancora troppo timido: ci occorrono maggiori risorse e più coraggio – Concludono i dirigenti e funzionari della CNA – Questa è una crisi che presenta delle novità: per la prima volta parte dall’esterno dell’economia, da una emergenza sanitaria e non dalla crisi della finanza o dell’economia (o di alcuni settori). Rispetto alle ultime crisi del nostro paese, inoltre, questa parte dai servizi e ha colpito solo alla fine il manifatturiero e l’edilizia. Una “crisi nuova” ha sicuramente la necessità di “strumenti nuovi” che non possono essere quelli che avevamo utilizzato per la precedente del 2008/2012.”