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Questione mucca Luisa, minacce dal web al sindaco Pugnaloni

OSIMO – Che si sia d’accordo o meno su come sia stata gestita, nei limiti che la normativa consentiva, la questione triste della mucca Luisa, non ha importanza.
Ognuno, ogni cittadino ha la sua sensibilità, chi sceglie di essere vegetariano, chi animalista più o meno estremista, chi pragmatico.
Altra cosa probabilmente essere a capo di una istituzione dove i ruoli impongono comportamenti graditi o no.

 

Sta di fatto che la vicenda di Luisa ha scatenato asprissime polemiche sui gruppi social di Osimo, e sui giornali, e in generale tra i cittadini.
Ognuno portatore della propria verità ha pensato di dare un contributo alla questione fino al suo tragico, ma dicono inevitabile, epilogo.
Purtroppo i contributi che sono arrivati privatamente al sindaco di Osimo Simone Pugnaloni attraverso il social hanno di fatto travalicato il buon senso e anche il civile confronto e molti sono stati coloro, che d’accordo o meno con quell’ordinanza sindacale che ha imposto l’abbattimento dell’animale, hanno dato la propria solidarietà al primo cittadino.
Il confronto è una cosa, le minacce perché in disaccordo altra.

Ecco cosa ha scritto a commento di quelle frasi  oltraggiose il sindaco sul suo canale sociale.

Da giorni mi arrivano via social e su Messenger messaggi da parte di pseudo-animalisti con toni inaccettabili, infarciti di insulti e persino minacce personali. Messaggi di fronte ai quali non resterò inerme e avvierò le necessarie procedure legali. Rispetto e posso anche condividere il dispiacere e la rabbia per la vicenda legata alla mucca abbattuta nei giorni scorsi a San Paterniano, ma non posso esimermi dal precisare le circostanze che hanno portato all’ordinanza sindacale, perché è ovvio che queste reazioni scomposte sono figlie dell’ignoranza, della mancata conoscenza della realtà.

Punto primo. La bovina non era un animale da compagnia. Era stata acquistata da un allevatore privato per la macellazione. Il suo destino era già segnato. Sarebbe comunque stata condotta al macello entro fine estate, secondo i piani del proprietario. Ad oggi risulta ancora consentita questa pratica, così come il consumo di carne.

C’è chi ipotizza una fuga dell’animale alla ricerca della libertà: realisticamente, l’animale è scappato dalla stalla perché spaventato da una volpe o da un lupo che si erano avvicinati troppo alla sua recinzione, come ha riferito il suo proprietario.

Alcuni ci rimproverano di non aver tentato soluzioni alternative all’uccisione con proiettile. Falso. Perché per due mesi, non 2 o 3 giorni, il proprietario ha provato a recuperare la bovina, le ha portato cibo e acqua quotidianamente e ha fatto intervenire più veterinari per provare la sedazione e riportarla nella stalla, ma ogni tentativo si è reso vano.

In questo lungo arco temporale la bovina da 450 kg, vagando in una zona non recintata, oltre ad essere a rischio di aggressione da parte di lupi, che più volte sono stati notati in queste zone, ha causato danni alle coltivazioni agricole tra Osimo e San Paterniano. Inoltre si è avvicinata pericolosamente alle strade pubbliche, via San Paterniano e via Chiaravallese. E’ per questo che, su invito della Asur Marche – Servizio Sanità Animale, e previa comunicazione alle forze dell’ordine, è stata necessaria l’ordinanza di abbattimento, perché la bovina rappresentava ormai un pericolo per la pubblica incolumità. L’abbattimento tramite proiettile come metodo di eutanasia è previsto dalla linee guida Avma.

Chi oggi protesta non ha bene in mente le responsabilità civili e penali che sono in capo ad un Sindaco, il quale, se non avesse firmato l’ordinanza come proposto da Asur, avrebbe dovuto rispondere nell’eventualità di incidenti stradali causati dall’animale.

Infine, la bovina ha un valore economico deciso dal proprietario: ogni sua cattura da parte di associazioni di recupero animale avrebbe dovuto fare i conti con questo dato inconfutabile”.